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F.R.O. RetroCrew

 

Cinque o sei pazzi  con mogli molto pazienti. E garage strapieni. Cinque o sei pazzi che non si rassegnano a cavalcare plasticoni. E che non vogliono permettere che i gioielli della MTB dei tempi d'oro si perdano nei magazzini di chi non le apprezza. Noi siamo pochi, ma tanta era la gente che, nel nostro stand all'Expobici di Padova la gente andava in visibilio, a vedere cosa esponevamo. Yeti (from Durango, Colorado, ovvio), Mantis, Otis Guy, Softride, Klein, Pace, Merlin, Moots, Slingshot, Fat Chance, Ritchey, ed altre sorelline.

La nostra collezione si allarga di giorno in giorno, perché vogliamo salvare gli ultimi rimasugli dello spirito della MTB: uno sport rivoluzionario nato nelle cottage industries della costa californiana. Capannoni in cui ogni tubo veniva selezionato, manipolato, piegato e saldato a mano, da artigiani con l'abilità di incisori. E la passione di ciclisti veri.

Non c'è niente di male ad andare in mountain bike con bici in carbonio leggerissime. E' che noi, guardando le nostre bighe, vogliamo sentirne l'anima. E le bici in carbonio leggerissime ne hanno ben poca. Nuti, parlando di stecche da biliardo, in "Io, Chiara e lo Scuro", diceva, con forte accento fiorentino: "la stecca in legno  la c'ha 'n anima. Co' la stecca 'n alluminio, l'anima, te tu ce la devi mette' ". Beh, a differenza di Nuti, noi avremmo preferito le stecche in legno.

Ora, per spiegare meglio, la prendo alla lontana. Mi viene in mente una sala con dipinti di Van Gogh che vidi al British Museum. Un'opera d'arte figurativa (e non) si ammira dalla distanza giusta, una distanza che ti possa permettere di godere della struttura concepita dall'artista, di percepirne i movimenti, di carpirne effetti e messaggi. Io no, mi appiccicavo al quadro, per scorgere le tracce del pennello in quelle sferzate di colore. Le ferite che Vincent infliggeva alla tela, le frustate, gli schiaffi, la sofferenza, il sentimento e la maestria. Mi perdevo la visione d'insieme. Ma assaporavo il sangue dell'artista.

Certo, una Yeti non è una Van Gogh (anche se un C-26 tra poco costerà più o meno quanto un quadro dell'olandese), e Parker e Frank The Welder hanno sofferto molto meno del pittore. Può anche darsi che ci stiamo perdendo la visione d'insieme, cioè la qualità delle MTB moderne. Però a noi piace cavalcare creazioni forgiate da persone che stavano dietro gli utensili, non davanti a un computer. E a percepire la loro opera, il loro pensiero, dietro ad ogni cordolo di saldatura. Perché ci piacciono le cose uniche.

Fortunatamente, se proprio non volete saperne di bici vintage, anche nelle moderne MTB, il sentimento esiste. Basta saperlo cercare. E fare una rigenerante telefonata a Frank...


 
 
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