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FRANK THE WELDER

Se già sapete chi è vi conviene passare oltre; il nome vi dovrebbe aver evocato tante di quelle immagini gloriose che ogni parola in più toglierebbe alla magia dei vostri ricordi. Se invece non lo conoscete, beh, non importa, essere giovani non è un peccato. Ve lo spieghiamo noi.

A leggere il curriculum di Frank "The Welder" Wadelton a.k.a. FTW, c'è da rabbrividire. Adolescente, fabbricò una bici con pezzi di vecchi telai e i resti di un carrello della spesa. Poi crebbe, ed entrò nella prima Yeti. Quella di Agora Hills. Di li in poi fece la storia della MTB. Pochi sono i prodotti realmente innovativi - quelli che hanno consentito l'evoluzione della mountain bike da cruiser riadattati a bici ad alte prestazioni - che non siano stati concepiti grazie alle sue consulenze. I tubi in alluminio ultraleggeri della Easton, per esempio. O gli attacchi ATAC, o ancora le leve freno Shimano. O le moderne pedivelle con perno integrato, le Bullseye: ne saldò un migliaio, di quelle bellissime guarniture.

Ma soprattutto, appunto, il lavoro alla Yeti. Quello che lo ha fatto entrare nella Hall of Fame. La ARC la disegnò lui, poi saldò il primo prototipo. La volle a tal punto da assemblarne una di nascosto dall'integralista Parker, che aveva giurato che nessun telaio in alluminio sarebbe mai uscito dalla factory californiana. Capito? Il capo si assenta e lui cosa fa? Va a sedersi sulla scrivania del principale? Si fuma i suoi sigari cubani? No. Salda quel  telaio in alluminio che ormai era per lui diventato un chiodo fisso. E poi si fa coprire da Zapata Espinoza, mitico caporedattore di Mountain Bike Action, che telefona immediatamente a Parker per tessere le lodi di quella meraviglia in alluminio a doppio spessore.

Yeti ma non solo. C'è la mano di Frank dietro a innumerevoli bici di professionisti che si rifiutavano di correre con i mezzi offerti dalle case. Non a caso quella meravigliosa Giant che Tomac sfoggiava nel 1995 era decisamente diversa dalle ATX in commercio.

Frank si è ritirato nel Vermont, e salda ancora telai su misura... Il mondo industriale non fa per lui. Altri hanno fatto soldi a palate permettendo che si stampasse il loro nome su attacchi manubrio made in Taiwan e progettati al computer da qualche testa d’uovo. Lui no, Frank non fa compromessi. Costruisce con la stessa passione di 30 anni fa. E se capita di parlargli, non taglia mai corto al telefono, ha sempre tempo. E ascolta. Ricordo ancora il mio stupore quando disse che gli interessava moltissimo la mia esperienza negativa con tubazioni in acciaio da gara a spessore ridottissimo, super performanti ma prone ad ammaccature. Una cosa da poco per chi può ricevere 3 bici di riserva all’anno, molto importante invece per i corridori della domenica, che si devono pagare anche i pattini dei freni. Un normale telaista di esperienza ti zittirebbe dicendo che non sai guidare. Lui, il più grande, ti sta a sentire, e ti chiede consigli.

Ma la sua esperienza, e la sua predisposizione all’ascolto, l’hanno reso forte. Sa che qualsiasi problema di progettazione può essere risolto. E quindi si può permettere di fare telai di qualsiasi tipo, dalla Dh alla 29. Voi dite, lui salda. "Frank, vorrei una softail da 29, come la ARC AS ma in acciaio..." "Yes, no problem". "Vorrei una 26 da gara con i tubi piegati..." "No problem"; "Una DH con 200 di corsa per mio figlio di 10 anni..." "no problem".
Sempre che abbiate la pazienza necessaria, e che siate disposti a spendere per quello che è il top della qualità. Ma vale la pena, per avere in garage la rappresentazione tangibile dello spirito della MTB.

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