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Alla fine degli anni Settanta, Mark Groendal rompe il tubo obliquo di una di quelle bici a motore che in Italia si chiamano “Mosquito”. Si accorge della rottura perché la bici è più comoda e copia meglio le irregolarità del terreno.
Si mette al lavoro. Prova, salda, progetta e se ne esce fuori con un mezzo incredibile, inizialmente una BMX. Senza tubo obliquo, accoppia l’orizzontale al verticale tramite una piastra di fibra di vetro, originariamente un pezzo di sci tagliato all’uopo, evitando flessioni eccessive mediante due tiranti in acciaio collegati tramite molle alla scatola del movimento centrale. Si, due cavi al posto del tubo obliquo! Siamo nel 1980.
Con il tempo il design si perfeziona. Il tirante diventa unico, e il pezzo di sci viene sostituito dal cosiddetto “biscotto”, una affidabile piastra di produzione 3M.
Il risultato è una bicicletta stabile, una vera bomba nelle salite più tecniche, dove l’oscillazione del tubo orizzontale incolla il posteriore a terra permettendo al biker di galleggiare sulle asperità.

L’energia immagazzinata dalla molla durante la compressione, che avviene durante la spinta sui pedali, viene poi rilasciata quando la molla ritorna alla posizione iniziale, proprio durante il “punto morto” dell’atto pedalatorio. Il risultato è una spinta in avanti, il famoso “slingpower”, che permette l’ottimizzazione della pedalata.

Nel 1990, Slingshot viene nominata dalla bibbia del settore, il severissimo Mountain Bike Action del mitico Zapata Espinoza, “ONE OF THE TEN GREATEST MOUNTAIN BIKES OF ALL TIMES”. Successivamente, anche la tedesca “Sportrad” e l’americana “Bicycling Magazine” giudicano entusiasticamente la stranissima bicicletta con il cavo. Ancora Mountain Bike Action, già nel 1999, afferma: “roba da far sembrare sciocchi i tubi obliqui oversize”.
Slingshot, “Fionda” in inglese, si conquista una parte di mercato fatta di appassionati, che permette alla factory di sopravvivere alla chiusura della maggior parte dei brand storici americani, con buona pace del buon Tom Ritchey che, ad una fiera ciclistica, aveva affermato, davanti allo sconcertante prototipo, “non funzionerà mai!”.

Successivamente, Groendal pensa di sfruttare la particolare struttura della sua bicicletta per uno scopo particolare. L’elaborazione del progetto fold tech permette a Slingshot di costruire bici pieghevoli performanti come biciclette normali, per la gioia dei world traveller che trasportano le bici in aereo per poi girarsi i continenti in sella, ma anche dei padri di famiglia in partenza per le vacanze, alle prese con troppe valigie e troppo poco spazio nelle loro station  wagon.

Ai giorni nostri l’avvento delle ruote da 29” ha permesso a Slingshot di aggiungere un tassello importante alla propria gamma di telai mountain: il Farmboy, con il tubo orizzontale in alluminio e carro posteriore in acciaio, con tubo sella in Reynolds 853. La stabilità e la comodità tipiche del nuovo formato si sposano alla perfezione con la tecnologia “Slingpower”. Farmboy è già una ottima macchina da condurre con una forcella rigida; con una ammortizzata permette di annichilire non soltanto i possessori di hardtail convenzionali, ma pure chi guida full da xc!
Gli amanti delle classiche ruote da 26”, invece, troveranno pane per i loro raffinati denti con la Ripper, modello race ready in alluminio, ed il Fold Tech, in acciaio con orizzontale in lega.


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